
Esperienze di crescita personale:
storia 2 – l’iper-responsabilità
Le esperienze di crescita personale non hanno una forma unica.
In casa mia i ruoli erano invertiti. Ero io quella che controllava che tutto fosse a posto. Da bambina sapevo già riconoscere il rumore dei passi sulle scale e capire, da come si chiudeva una porta, che serata ci aspettava. A dieci anni mettevo a letto mio fratello quando gli adulti litigavano in cucina. Gli dicevo che andava tutto bene anche quando avevo lo stomaco chiuso dalla paura.
Se mancava qualcosa, cercavo io una soluzione. Se c’era tensione, provavo ad alleggerirla. Se qualcuno stava male, diventava automaticamente un mio compito. Nessuno me lo chiedeva davvero, ma era chiaro che qualcuno doveva farlo. E quel qualcuno ero io.
Sono cresciuta così: attenta a tutto, sempre un passo avanti, sempre pronta a rimediare. Gli errori degli altri li vivevo come responsabilità mie. I miei, invece, non erano concessi.
Oggi questa cosa me la porto addosso ogni giorno. Se il telefono squilla tardi, penso subito che sia successo qualcosa. Se il mio compagno è silenzioso, mi scatta dentro l’idea di dover capire, sistemare, prevenire. Al lavoro faccio fatica a delegare anche le cose più semplici, perché nella mia testa se non controllo io, salta tutto.
La verità è che non so bene cosa significhi rilassarsi. Anche quando non c’è nessun problema, il mio corpo si comporta come se dovesse arrivarne uno da un momento all’altro.
Sto cercando di imparare una cosa che per altri sembra normale: stare ferma senza sentirmi in colpa. Esistere senza dover tenere in piedi tutto. Capire chi sono, quando non sto salvando nessuno.
Elena R.
Se ti riconosci in queste dinamiche, puoi approfondire nella sezione
Capire il trauma.
