
Esperienze di crescita personale:
storia 1 – l’invisibilità
Le esperienze di crescita personale non hanno una forma unica.
Non so bene come spiegarlo, ma è come se avessi passato tutta la vita a cercare di non dare fastidio. In casa mia l’aria cambiava in un attimo. Bastava una parola detta male, un rumore fuori posto, una giornata storta di qualcuno, e tutto poteva diventare pesante. Da bambino ho imparato presto a regolarmi di conseguenza: parlare poco, muovermi piano, chiedere il minimo indispensabile.
Ricordo che camminavo sulle punte per andare in cucina a prendere un bicchiere d’acqua. Se sentivo tensione dietro una porta chiusa, tornavo indietro senza bere. Quando avevo bisogno di qualcosa, spesso rinunciavo prima ancora di chiedere. Mi sembrava più semplice sparire che rischiare di essere un problema.
Così sono diventato bravo a farmi piccolo. A leggere gli umori degli altri prima ancora dei miei. A capire chi era nervoso, chi era meglio evitare, quando conveniva stare zitto. Se nessuno mi notava, mi sentivo al sicuro.
Il problema è che poi cresci, ma certe abitudini restano attaccate addosso. Anche oggi, se qualcuno alza un po’ la voce o cambia tono all’improvviso, mi si chiude lo stomaco. Se entro in una stanza con persone nuove, cerco subito di capire dove mettermi per non disturbare. Al lavoro rileggo i messaggi tre volte prima di inviarli, per paura di aver scritto qualcosa di sbagliato. Con gli amici chiedo spesso “sicuro che non disturbo?”, anche quando mi hanno invitato loro.
È stancante vivere sempre così, in allerta. Come se dovessi continuamente meritarmi il diritto di esserci. Come se occupare spazio fosse qualcosa da giustificare.
A volte mi guardo e mi chiedo come sarei stato se da piccolo non avessi imparato a nascondermi. Se avessi potuto sbagliare, fare rumore, chiedere, esistere senza paura. Non ho ancora tutte le risposte, ma una cosa la sento: non posso continuare a vivere in silenzio.
Marco T.
Se ti riconosci in queste dinamiche, puoi approfondire nella sezione
Capire il trauma.
